Prendo in considerazione i mosaici della basilica di San Vitale, del mausoleo di Galla Placidia e del battistero neoniano, dopo averne considerato l’esterno (vedi articolo “L’incanto ravennate di tre tesori dell’arte attraverso il mio sguardo” )
Materiali utilizzati
I materiali utilizzati per la realizzazione dei mosaici comprendono:
tessere di pasta vitrea colorata ottenuta mescolando al vetro silicati, ossidi e pigmenti metallici. Ogni colore corrisponde ad un determinato ossido metallico ( ad es. ossido di rame per il verde, ossido di cobalto per il blu ). Le tessere dorate, invece, contengono una sottile lamina d’oro racchiusa fra due strati di vetro, uno più spesso alla base e uno più sottile, protettivo, per la parte esterna. Quest’ultimo permette una grande resistenza e maggior brillantezza all’ossido.
Pietre e marmi, cioè parti di marmo, porfido, serpentino, o altre pietre pregiate, opportunamente frammentate e utilizzate soprattutto per le parti soggette a maggior usura ( ad es. pavimenti )
Madreperla, utilizzata più raramente, per aumentare brillantezza, vibrazione e diffusione della luce.
Tecniche di posa
E’ necessaria, innanzitutto, una preparazione accurata della parete, stendendo spessi strati di malta ( calce mista a sabbia e coccio pesto ). Si stendeva lo strato finale in piccole aree, in modo da permettere la posa delle tessere affondate nella malta ancora fresca, prima che asciugasse.
Si eseguiva un disegno preparatorio ( cartone ). Alcuni disegnavano direttamente sulla malta fresca, con pigmenti rossi o con incisioni sottili, per poi inserire le tessere seguendo la traccia.
Era particolare l’attenzione posta all’inclinazione leggermente irregolare delle tessere, pensata per catturare al meglio la luce. La brillantezza varia a seconda dell’angolo di osservazione.
Produzione delle tessere
Nel periodo tardo antico e bizantino, i centri principali di produzione delle tessere da mosaico erano Venezia e Ravenna, ma nel VI secolo provenivano anche da Costantinopoli e da zone ad essa vicine. Le lastre di vetro colorate si fondevano in officine specializzate e successivamente si spezzavano in cubetti ( tesserae ), di dimensioni omogenee, talvolta con variazioni dettate dalle necessità del mosaicista. La tecnica di fabbricazione, per le tessere colorate, prevedeva la colatura del vetro fuso, in piastre o blocchi, che poi, dopo il raffreddamento, si tagliavano in piccole parti. Per quanto riguarda il commercio e il trasporto di tale materiale, sappiamo che arrivava tramite rotte marittime e fluviali ( fiume Padenna e canali ). I blocchi e le lastre della migliore qualità provenivano da Costantinopoli.
Maestranze specializzate
Gli artigiani coinvolti nella realizzazione dei mosaici erano prevalentemente siriani, egiziani e greci, richiesti soprattutto per le attività più prestigiose. In un secondo tempo si formarono laboratori stabili a Ravenna. Le tecniche di posa si trasmettevano localmente, di generazione in generazione, e i mosaicisti ravennati erano presenti già dal V secolo. Nei progetti più grandi vi era un continuo rapporto di collaborazione fra muratori, scalpellini e vetrai. Il dialogo era continuo fra i mosaicisti e i fornitori di tutti i materiali necessari. La durata dei cantieri era lunga e riguardava più anni. Si procedeva per singole aree ( ad es. abside, lunette, navate ). Ogni porzione di muro aveva la sua squadra di artigiani.
Basilica di San Vitale






Mausoleo di Galla Placidia
Costruito in laterizio e malta, il mausoleo di Galla Placidia è il più grande esempio paleocristiano di contrasti fra semplicità esterna e ricchezza di decorazioni musive all’interno. Realizzato tra il 425 e il 430, risulta anteriore alla basilica di San Vitale. L’edificio è in buono stato grazie agli interventi conservativi e le moderne tecnologie permettono il monitoraggio del microclima per evitare umidità e ossidazioni.








Battistero Neoniano
Il battistero Neoniano è stato costruito intorno alla prima metà del V secolo. Ha pianta ottagonale. Anche in questo caso la povertà dei materiali esterni ( mattoni ) contrasta con la ricchezza delle decorazioni interne ( porfido, marmi pregiati, mosaici ). Nelle immagini prevale la simbologia paleocristiana.






A proposito di mosaici ravennati
merita attenzione anche la cripta della Basilica di San Francesco, situata sotto il livello del mare, invasa dall’acqua e abitata da numerosi pesci. Queste caratteristiche le conferiscono un fascino particolarmente suggestivo. La profondità dell’acqua è di circa mezzo metro e permette di ammirare la pavimentazione a mosaico.

Foto di Vanda Ferro